Come evitare l’infezione da toxoplasmosi in gravidanza

La toxoplasmosi è una malattia che potresti aver già vissuto senza nemmeno rendertene conto, mascherata come un semplice raffreddore. Ma se non fosse così e ne fossi affetta durante la gravidanza, potresti avere seri rischi. È quasi improbabile, quindi agisci ma non allarmarti.

La toxoplasmosi è una malattia infettiva causata da un parassita, il Toxoplasma gondii. È difficile sapere se l’hai già avuta perché non causa sintomi oppure si manifesta come una semplice influenza. Il problema è se viene contratta durante la gravidanza, poiché questo parassita ha la capacità di attraversare la placenta e può condizionare il feto. Ecco perché fra le prime analisi che un bravo ginecologo ti chiede di fare alla decima settimana di gravidanza, c’è sicuramente quella per vedere se hai anticorpi contro la toxoplasmosi. In caso di test positivo significa che sei immunizzata e non devi preoccuparti.

Nel caso però che i risultati del test indicano assenza di anticorpi per la toxoplasmosi, devi prendere precauzioni per evitare il contagio. Ad ogni modo non c’è bisogno di allarmarsi perché solo una donna su mille sono infettate durante la gravidanza e, se la donna si infetta, è anche difficile che accada qualcosa. Come dice un famoso detto “prevenire è meglio che curare”, quindi ecco alcuni consigli utili:

  • I gatti possono contrarre la toxoplasmosi ad esempio mangiando carne cruda infettata dal parassita. Una volta contratto, il gatto rilascia il parassita attraverso le feci, pertanto il rischio di infezione esiste solo se si entra in contatto con le feci contaminate. Inoltre, il gatto può trasmettere solo una volta la malattia perché è già immunizzato. Se il gatto non è infetto quindi non ci sono problemi. In questo periodo l’animale non dovrebbe uscire da casa se non controllato, mangiare carne cruda, entrare in contatto con altri animali, cacciare animali vivi. Per precauzione, è meglio evitare di pulire la lettiera durante la gravidanza o farlo con i guanti e lavarsi accuratamente le mani.
  • La via più comune di infezione in realtà è il consumo di carne cruda o poco cotta contenente il parassita. Questo di solito si verifica quando l’animale allevato entra in contatto con le feci di un gatto infetto e, di conseguenza, i parassiti ne contaminano i tessuti come la muscolatura. Si consiglia di cuocere bene la carne o congelarla per 24 ore per eliminare il parassita. Evitare il consumo di carni fredde e salumi, uova crude, carni affumicate e latte crudo. Se maneggi la carne cruda, lava bene le mani e gli utensili che usi per evitare il contatto con le mucose.
  • Frutta e verdura fresca possono diffondere la malattia se si sono sviluppate su terreni infetti. Come misura preventiva è bene lavare accuratamente le verdure, sbucciare la frutti prima di mangiarla e pulire bene i coltelli usati.

L’influenza dell’infezione da toxoplasmosi sui bambini, dipende dal periodo della gravidanza durante il quale viene contratta l’infezione:

  • Se è all’inizio della gravidanza il rischio che il bambino si infetti è molto basso. La ragione è che le connessioni tra madre e figlio attraverso la placenta sono molto minori, ma è anche vero che se il feto si infetta il danno può essere maggiore poiché si trova nel processo di formazione. In questi casi, la toxoplasmosi può causare un aborto spontaneo o lesioni nel cervello e negli occhi. Questo parassita può colpire qualsiasi tessuto, ma ha una predilezione per l’occhio e il sistema nervoso centrale.
  • Se la gravidanza è avanzata c’è più rischio che il bambino venga infettato ma il danno che il parassita può causare è minore. In questo stadio c’è meno rischio di lesioni cerebrali, mentre permane ugualmente il rischio di cecità.

 

I rischi della toxoplasmosi in gravidanza per il feto

Normalmente, l’85% dei bambini infetti non presenta sintomi alla nascita. I segni che possono apparire sono i seguenti la presenza di una testa anormalmente grande, l’ittero, la febbre, linfonodi ingrossati, fegato più grande del normale, anemia. I bambini infetti asintomatici devono essere controllati per almeno due anni perché c’è il rischio di problemi retinici a lungo termine e di perdita dell’udito.

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